PMCE - Parco della Musica Contemporanea Ensemble

PMCE - Parco della Musica Contemporanea Ensemble

Domenica 2 ottobre, ore 21:00
AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA
Concerto del PMCE – Direttore TONINO BATTISTA
Prova generale aperta e seminario: 1 ottobre, ore 17.30
(a cura della Fondazione Musica per Roma)

Biglietto intero € 10
Biglietto ridotto € 7 (< 26, >65, DSA)

MARTA GENTILUCCI as far as eyes can see per percussioni ed elettronica, 10’
GEORG FRIEDRICH HAAS Nach-Ruf ... ent-gleitend... per flauto, oboe, clarinetto, violino, viola, violoncello, 16’
MARTA GENTILUCCI (un)j...ing per flauto basso, clarinetto basso, violino, violoncello, percussioni, 6’
GEORG FRIEDRICH HAAS Aus.Weg per flauto, oboe baritono, clarinetto basso, percussioni, pianoforte, violino, viola, violoncello, 19’

PMCE – PARCO DELLA MUSICA CONTEMPORANEA ENSEMBLE interpreti
TONINO BATTISTA direttore
TOMMASO CANCELLIERI suono

Con prova generale aperta e seminario (a cura della Fondazione Musica per Roma) il 1 ottobre, ore 17.30.

as far as eyes can see (2008)
La prima idea del brano è nata da una collaborazione con la poetessa italiana Elisa Biagini, nella lettura del suo poema Gretel, o del perdersi. Il testo è una sequenza di frammenti che ruotano intorno a una figura femminile che entra in un luogo non definito e in esso si perde camminando con un movimento a spirale. Il mondo poetico della Biagini ha una forte relazione con parti del corpo ed elementi naturali; è fatto di parole quotidiane e questo conduce a un potente mondo metaforico: una singola parola prova connessioni multidimensionali con la totalità. I quattro elementi principali (roccia, legno, ossa, foglie) evocati nel testo - e il modo in cui ricorrono nel poema - suggeriscono immediatamente una divisione delle percussioni in gruppi diversi. In questo modo il brano ha il suo punto compositivo centrale nella creazione di un "Macro strumento polifonico" e nel suo dispiegarsi sullo spazio-palco. L'elettronica assume il ruolo di un'estensione dei suoni originali ed è prevalentemente basata sun un processo di sintesi sonora.

Nach-Ruf ... ent-gleitend... (1999)
Per il compositore il lavoro sul brano è stata una sfida compositiva - per gli ascoltatori, un'esperienza estetica. Haas scrive: "Nach-Ruf … ent-gleitend … è un altro mio coinvolgimento nella serie dei parziali. Mentre nei primi lavori, la struttura dei torni era determinata dall'alterazione degli strumenti (corde non accordate degli strumenti ad arco nell'opera da camera Nacht e nello String Quartet No. 1; il riaccordamento del piano nel brano improvvisatorio Nacht), in Nach-Ruf … ent-gleitend … l'intonazione microtonale è lasciata completamente in mano agli interpreti." Il flusso ininterrotto di suoni e l'immaginazione sonora del compositore sono affascinanti per gli ascoltatori. I sei strumenti suonano raggruppandosi in diversi modi oppure da soli, cambiando costantemente il timbro, il Klangfarbe. Sebbene il trattino del titolo ci ricordi che non siamo in un obitorio (Nachruf), l'impressione che rimane è quella di un lamento, soprattutto in chiusura. Mentre i fiati sostengono i toni nel registro alto, le corde suonano frammenti di melodia al di sotto, proiettando una triste trenodia. Le melodie scompaiono nel corso dell'opera per poi tornare alterate alla fine, caratterizzando la musica con un suono constantemente intrecciantesi.

(un)j...ing (2011)
Il brano progredisce tra violazioni, opposizioni e deviazioni. Le ramificazione del suo movimento diventano difficili, instabili, si espandono in ponti di colori sonori lungo le battute. Sporadicamente, il suono continuo degli archi devia la sua traiettoria. In ogni caso, la forza oppositiva non è sufficiente: il brano collassa in uno spazio rarefatto.

Aus.Weg (2010)
Il titolo lascia aperto all'interpretazione il significato della seconda parola: "Weg/weg" significa "sentiero/strada" o "andare via/andato". Questa ambiguità è ovviamente intenzionale e potrebbe significare "via d'uscita", "fermati", "va' via" o molte altre cose. Per questo brano l'autore ha lavorato su tecniche compositive preesistenti: ha riutilizzato una tavola di accordi bidimensionale, base di alcuni passaggi dell'opera Die schöne Wunde, in cui si è potuto muovere liberamente sia "orizzontalmente" che "verticalmente". Anche il tempo è strettamente determinato, basato su una serie di continuanti, inascoltabile nella sua forma originale fino alla fine del brano. Queste continuanti appaiono prima nel brano in forme più lunghe e più brevi e ne costituiscono la struttura (ritmo e forma). Verso la fine del brano, l'autore si libera delle sue reminescenze compositive del passato: il tempo di oscillazione degli strumenti metallici sospesi non può più essere controllato. L'autore sa che per gli ascoltatori le questioni compositive possono risultare irrilevanti, ma spera che l'atto di liberazione di cui ha avuto esperienza nella scrittura del brano possa arrivare a chi ascolta.

PMCE - Parco della Musica Contemporanea Ensemble
Diretto da Tonino Battista, il PMCE - Parco della Musica Contemporanea Ensemble, è un’orchestra residente presso il Parco della Musica di Roma e rappresenta una realtà istituzionale, con attività concertistica continuativa, unica in Italia. Giya Kancheli ha confidato che il PMCE ha dimostrato un’eccellente sensibilità per la sua musica. Steve Reich ha detto che l’esecuzione di ‘City Life’ del PMCE è stata una delle migliori che gli sia capitato di ascoltare. Così Dino Villatico su La Repubblica nel 2018: «A introdurci in questo mondo così pieno di significati ch’è la musica di Elliott Carter è stato il PMCE - Parco della Musica Contemporanea Ensemble, diretto da Tonino Battista. E migliore introduzione non si poteva dare. Il complesso è formato da straordinari e sensibilissimi, giovani musicisti, ciascuno un solista formidabile, ma insieme un organismo vivente di grande musica».

TONINO BATTISTA
La formazione e la pratica della direzione d’orchestra e della composizione gli conferiscono una particolare profondità di comprensione e interpretazione di partiture di tutte le epoche e la capacità di misurarsi alla pari con i nuovi linguaggi, inclusa l’esperienza elettroacustica e quella dell’improvvisazione qualificandosi tra i più versatili direttori della scena internazionale. Nel 1996, a Darmstadt, vince il concorso di direttore d’orchestra e Karlheinz Stockhausen lo annovera tra i suoi interpreti preferiti. Dal 2000 al 2004 è direttore principale della Kyoto Philharmonic Chamber Orchestra. Nel 2016 è stato nominato direttore residente per la musica contemporanea dell’Orchestra Sinfonica Abruzzese.  Tra le sue pubblicazioni discografiche, un CD per la ECM con musiche di Scodanibbio e un CD per la WERGO con il Concerto per contrabbasso e orchestra di H. W. Henze. È direttore principale e coordinatore artistico del PMCE - Parco della Musica Contemporanea Ensemble fino dalla sua fondazione. È docente di Elementi di Composizione e Analisi presso il Conservatorio Statale di Musica di Benevento.

GEORG FRIEDRICH HAAS (AT)
Ha studiato Composizione con Gösta Neuwirth, Iván Erőd, e Pianoforte con Doris Wolf alla Musikhochschule di Graz. Dal 1978 insegna alla Hochschule e dal 1989 come professore associato, tecniche di composizione contemporanea, analisi e introduzione alla musica microtonale. E’ membro fondatore del gruppo di compositori di Graz Die andere Seite. Ha completato due anni di studi post-laurea presso la Hochschule für Musik di Vienna con Friedrich Cerha, ha partecipato al Darmstädter Ferienkurse (1980, 1988 e 1990) e al corso di computer music all'IRCAM (1991). Ha ricevuto diversi premi.  Il suo stile ricorda quello di György Ligeti nell'uso della micropolifonia, dei microintervalli e dello sfruttamento degli armonici naturali; è un esponente di spicco della musica spettrale.  

MARTA GENTILUCCI
Ha studiato Canto al conservatorio “Francesco Morlacchi” di Perugia e ha ottenuto il Master in Composizione e in Composizione/Computer Music presso l’Università di Musica e Arti dello Spettacolo di Stoccarda con Marco Stroppa. È stata selezionata per il programma biennale in Computer Music all’IRCAM (Cursus 1 e 2). Ha conseguito il dottorato in composizione presso l’Università di Harvard con Chaya Czernowin e Hans Tutschku. La sua formazione come cantante d’opera ha influenzato e formato il suo essere compositrice, così come la sua attrazione per la struttura interna del suono, il suo modo di risuonare nello spazio e oscillare in un arco temporale, le sue metamorfosi timbriche e formali. È particolarmente interessata alla musica vocale ed elettronica, alla possibilità di costruire e sovrapporre molteplici spazi acustici e virtuali. È residente dell’Académie de France a Roma – Villa Medici 2021/2022.